Gli oggetti di etnografia locale, provenienti per la maggior parte dalla Lunigiana storica, furono raccolti a partire dagli inizi del Novecento da Giovanni Podenzana. Questi, seguendo le orme tracciate da Lamberto Loria che da qualche anno aveva indirizzato i suoi interessi verso le tradizioni popolari italiane, cominciò la sua ricerca nel borgo di Ugliancaldo dove gli stili di vita e l’economia pastorale si mantenevano immutati da secoli. I villaggi montani erano, infatti, meno aggrediti dalle innovazioni sociali ed economiche che caratterizzavano la vita quotidiana dei grandi centri. La ricerca di manufatti tradizionali si estese, negli anni seguenti, all’Alta Valle Aulella e a tutta la Lunigiana.
Podenzana cercò di acquisire materiale “bello”, ovvero oggetti con motivi decorativi e ornamentali che testimoniassero una propensione artistica e un senso estetico delle classi popolari: tale compito non risultò facile, considerando la tipologia dei pezzi e il loro uso primario. Si concentrò così su oggetti d’uso personale, costumi ed elementi del mondo femminile caratterizzati da maggiore preziosità e ricercatezza, assenti negli attrezzi del lavoro agricolo.
I materiali, ingressati e catalogati a più riprese man mano che giungevano al Museo, furono raggruppati a seconda della funzione in diverse sezioni, tutt’ora in uso:
- oggetti inerenti all’agricoltura e alla pastorizia; La collezione crebbe e divenne nota a livello nazionale: fu in parte esposta nel 1924 a Genova durante il IX Congresso Geografico Italiano, nella sezione allestita da Orlando Grosso a Palazzo Bianco; nel 1928 i costumi popolari di Biassa, La Spezia, Riomaggiore e Sarzana sfilarono all’Adunata dei costumi tradizionali di Venezia, l’anno dopo a Roma e, a metà degli anni Trenta, al Raduno dei costumi tradizionali di Montecatini e Pisa. |


Oggetti veri, usati, poveri magari, ma sempre autentici. Queste le parole di Malcolm Edwards che nel 1990, Senior Lecturer of Ethnography della University of Michigan, partecipò all’evento che fece conoscere al grande pubblico la sezione extraregionale del museo civico della Spezia: EXOTICA. La mostra temporanea esponeva oggetti provenienti da Africa, America, Asia e Oceania, giunti alla Spezia grazie a esploratori, marinai, studiosi e viaggiatori.
Raccolti come dati etnografici, bottino di guerra o semplice curiosità questi manufatti servivano a dare testimonianza dell’incontro con culture lontane con cui a vario titolo si era venuti in contatto. Nell’arco di poco meno di cento anni, dal 1845 al 1936, armi bianche, ornamenti, utensili di uso comune, suppellettili, immagini fotografiche furono acquistati, trafugati o ricevuti in dono e, successivamente, entrarono a far parte della ricca collezione museale spezzina.
Il missionario Emanuele Castrucci da Vernazza, l’illustre geologo Giovanni Capellini, il blasonato conte Giulio della Torre, il conservatore Giovanni Podenzana, il tenente Egidio Garrone sono solo alcuni dei nomi dei benefattori. Grazie a queste persone oggi le collezioni civiche vantano rari ornamenti delle tribù amazzoniche Jivaro e Zaparo, manufatti delle tribù Ponca e Omaha della regione delle grandi pianure in Nord America, pugnali rituali della tradizione indonesiana, preziosi elementi della toeletta femminile giapponese, fotografie degli ultimi indigeni tasmaniani, una rarissima maschera Malangan della Nuova Irlanda…
Attualmente le collezioni extraeuropee sono conservate nei depositi del Museo e vengono messe a disposizione degli studiosi che ne facciano motivata richiesta; inoltre, ciclicamente, sono allestite esposizioni temporanee che permettono al materiale di essere fruito dai visitatori.


