

Il Museo Etnografico della Spezia è stato riaperto nel 2005 nei locali dell’ex oratorio quattrocentesco di San Bernardino, sulla centrale via del Prione. L’esposizione permanente, comprendente materiale raccolto nella Lunigiana storica a partire dalla fine del XIX secolo, si incentra su alcuni temi portanti: la devozione e i culti popolari, la superstizione e le pratiche magico-terapeutiche, le oreficerie di tradizione ligure, gli arredi della casa, gli oggetti di corredo personale, gli utensili per la filatura e la tessitura familiare, il costume tradizionale.
Gli oggetti tessili e lignei si caratterizzano per ricchezza e originalità e sono oggi manufatti molto preziosi e rari, così come lo erano già al tempo della loro prima raccolta. Interessante è la sezione dedicata ai gioielli che arricchivano il costume popolare tradizionale: orecchini in filigrana di tradizione ligure, croci pettorali d’argento e di lamina d’oro, spilloni d’acconciatura e medaglie devozionali. Numerosi sono i capi d’abbigliamento, soprattutto femminile, che testimoniano l’utilizzo precoce della stoffa di cotone e canapa tinta con l’indaco (blue de Gênes) e gli scambi commerciali con il Ponente ligure attestati dai merletti al tombolo e dalle stoffe prodotte a Genova con cui si confezionavano gli abiti della festa. Bilance dei cambiavalute complete dei pesi per le diverse corrispondenze monetarie e un pugnale da brigante sono indizi di come si viveva in un’area geografica ancora suddivisa tra più Stati dominanti e spesso costellata di pericoli per i molti pellegrini e viandanti che la percorrevano.
Visitare il Museo Etnografico significa riportare alla luce un mondo di matrice arcaica e feudale ormai scomparso insieme ai borselli di pelle di gatto e di faina, alle culle intagliate e tinte con la linfa rossa del faggio contro il malocchio, e ai rozzi lumi a olio della montagna pontremolese.
La casa contadina rivive attraverso quegli oggetti che, tra Settecento e Ottocento, venivano utilizzati quotidianamente: secchie, brocche di rame, caffettiere, scaldini per il letto, chiavi e serrature di ferro battuto, stampi decorativi per il pane e la pasta. La devozione popolare si manifestava attraverso oggetti che si credeva proteggessero dalla malattia, dai pericoli, dai rischi per la perdita del raccolto. Il culto mariano era molto diffuso e seguito dalle popolazioni lunigianesi.
Il visitatore ha la possibilità di cogliere la dimensione psicologica delle comunità rurali dove convivono una forte spiritualità, colorata da pratiche magico-protettive di antica origine, saperi empirici, leggende e racconti tramandati da generazioni attraverso la memoria orale.
